Il tribunale: disattesa la campagna sui pericoli da elettrosmog

Jacopo Granzotto

Sono trent’anni che si dice che il cellulare nuoce alla salute. Nessuna prova scientifica a corredo, ma tante congetture e cause penali sul nesso cellulare-tumore. Nel 2012 il ministero della Salute, incalzato da un’Associazione ambientalista che aveva vinto una causa su un lavoratore malato di cancro, aveva disatteso la promessa di informare gli italiani sui presunti rischi nell’uso dei telefoni cellulari. Sette anni dopo il Tar del Lazio stabilisce che quella campagna dovrà iniziare entro il 16 luglio.

Recita l’informativa: «I Ministeri della Salute e dell’Ambiente, ciascuno nel proprio ambito di competenza, provvedano ad adottare una campagna informativa sulle corrette modalità d’uso di telefoni cellulari e cordless e sui rischi per la salute e per l’ambiente». Accolto, dunque, il ricorso dell’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog. Ricorso presentato dagli avvocati torinesi Renato Ambrosio e Stefano Bertone che avevano anche intentato una causa, vinta in primo grado, per Roberto Romeo, nel 2017. Il Tribunale di Ivrea riconobbe a Romeo un vitalizio perché «a causa della sua attività lavorativa di coordinatore di altri dipendenti Telecom, aveva utilizzato in maniera abnorme i telefoni cellulari». Nella sentenza i giudici stabilirono che esisteva un nesso causale tra il tumore al cervello di cui è affetto l’uomo e l’uso «abnorme» del cellulare tra il 1995 e il 2010. Contemporaneamente i legali avevano annunciato il ricorso al Tar del Lazio per conto dell’associazione per la lotta all’elettrosmog. «Ci sono rischi per la salute e questi devono essere conosciuti. Mai un tribunale aveva ordinato a dei ministeri di informare la popolazione su un tema del genere: si tratta di una sentenza rivoluzionaria», spiega l’avvocato Stefano Bertone. I ministeri si erano difesi sostenendo l’inutilità della campagna informativa poiché non è stato ancora provato il nesso tra cellulari e cancro e comunque esiste già un foglietto illustrativo dei telefonini. E invece i giudici hanno ritenuto che le istruzioni dei cellulari non fossero sufficienti. Dunque la campagna dovrà partire subito. In particolare dovrà essere rimarcato «cosa capita quando non si usa correttamente il telefonino», ovvero «che l’esposizione a campi elettromagnetici può causare danni alla salute».

Soddisfatta Laura Masiero, presidente dell’associazione per la lotta all’elettrosmog che spiega: «La sentenza del Tar del Lazio è un segnale forte. Chiedevamo più informazione da anni da parte delle istituzioni. È indispensabile spiegare come utilizzare i dispositivi mobili, soprattutto ai giovani. Spesso i genitori danno ai bambini tecnologie che emettono onde elettromagnetiche come fossero giocattoli. I ragazzi, poi, si addormentano con le cuffie e la musica nelle orecchie oppure tengono costantemente il telefonino nella tasca anteriore dei pantaloni. Gesti da evitare».